Il Falerno: "La leggenda nel bicchiere"

L'origine del Falerno è avvolto nella leggenda; il suo nome era associato strettamente al dio Bacco: il mito racconta infatti che sulle falde del monte Massico, vicino a Mondragone e precisamente a Falciano del Massico (nell'attuale prov. di Caserta), comparve sotto mentite spoglie ad un vecchio agricoltore di nome Falerno chiedendogli ospitalità il quale, nonostante la sua umile condizione, lo accolse offrendogli tutto quanto aveva, latte, miele e frutta.
Bacco, commosso dalla sua generosità, lo premiò trasformando quel latte in vino che Falerno bevve, addormentandosi subito dopo. Fu allora che Bacco, trasformò tutto il declivio del monte Massico in floridi e lussureggianti vigneti , (Silvio Italico).. dando inizio alla storia più bella che mai un vino abbia potuto raccontare. Fin qui il mito.

Il vino degli Imperatori.

Il Falerno, il vino più noto, più apprezzato e più costoso dell'antichità, leggendario per eccellenza, straordinaria sintesi della storia e cultura enologica della provincia di Caserta. Nessun vino è stato mai famoso quanto il Falerno, esso si può considerare il primo D.O.C. della storia enologica mondiale, oggi, è senza dubbio, una delle perle dell'enologia italiana. Il Falerno, rappresentava l'eccellenza tra tutti i vini prodotti allora nei vasti territori dell'Impero, per il quale si era ben disposti a pagare cifre elevate per poterlo bere durante banchetti e cerimonie, come attestato dai filosofi e scrittori dell'epoca di cui Marziale specificava: “se vuoi bere del vino spenderai un sesterzio; del buon vino te ne costerà due; ma se vorrai il magico Falerno dovrai essere pronto a pagarne sei”.

il Falerno per gli antichi romani non era un vino, era il Vino

Il Falerno, infatti, è il vino cantato ed esaltato indistintamente da tutti i poeti della classicità romana, mentre gli storici ne annotano continuamente la presenza nei banchetti degli imperatori, come nelle provviste che seguivano eserciti e generali nelle grandi imprese espansionistiche dell'antica Roma.
Il poeta Valerio Marziale, dal 64 d.C. in Italia in cerca di fortuna, definiva il migliore vino ai suoi tempi conosciuto "...immortale Falernum...". In verità gran parte degli scrittori latini hanno tessuto le lodi di questo vino. E così Virgilio nelle Georgiche ammette che nessuno dei migliori vini da lui bevuti poteva competere con esso ''quid vinum Falerno?
Orazio stesso è costretto a scusarsi con i suoi commensali per non avere la possibilità di mescere vino proveniente dall'ubertoso 'ager Falernus'. Ma prima di tutti fu Catullo in epoca repubblicana a decantare questo vino.
Invece Cicerone, senza lasciarsi prendere dalla foga poetica, definisce il Falerno "...firmissimum, generosum ac praecipue bonitatis" (robustissimo, generoso e di precipua bontà). Ma l'elenco degli scrittori latini che hanno decantato il vino Falerno è lunghissimo.
Tibullo pregava - nunc mihi Gumosus veteris proferte Falernos - di avere subito una coppa di Falerno, vecchio e affumicato. Plinio, Marziale, Orazio, Virgilio, Cicerone ne hanno più volte tessuto le lodi. Petronio Arbitro racconta che durante la famosa cena di Trimalcione gli haustores, (gli antichi sommeliers) servirono un Falerno vecchio di 100 anni.
I termini più usati per descrive Il Falerno, prodotto nell'Ager Falernus, tra Caleno e Sinuessa in Campania, presso il monte Massico., soprattutto da Orazio, sono severum (cioè asciutto), ardens (focoso), fortis (forte). Era di colore giallo e migliorava con un lungo invecchiamento. A 15 anni era perfetto e diveniva come diceva Marziale, fuscus, cioè bruno.
Plinio testimonia l'esistenza di tre tipi di vino di questo vino: dolce, sottile e austero. Quest'ultimo era considerato il migliore. Il Falernum fu dunque il più famoso vino prodotto nell'antica Roma, considerato un primo vino “grand cru” o di culto dell'epoca, venduto in tutto il mondo.
Con la caduta dell'Impero romano anche il nostro vino ebbe la sua decadenza, rimanendo confinato alla Campania, ma in tempi recenti ha ripreso parte della sua fama mondiale, e sia il bianco che il rosso che il Primitivo vengono esportati con crescente successo. In attesa che nuovi poeti riprendano a cantarne le lodi.
Il Falerno di oggi non è quello di una volta: quel vigneto attraverso i secoli si è esaurito e i metodi di vinificazione e conservazione sono molto diversi. Sicuramente però è un vino buono come quello antico.